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L’ETÀ COMUNALE
CIVITAS CASTELLI
Costituitasi libero Comune, dotata di proprio ordinamento, attorno al
1100 (il primo console fu Cassolo nel 1167) con vasta giurisdizione
(da Cortona a Mercatello, da Borgo San Sepolcro a Urbania) Città
di Castello subì il contemporaneo dominio di Chiesa e Impero.
Recuperata la propria autonomia, la città acquisisce una tale
influenza politica da divenire punto strategico di importanza determinante
tra Perugia ed Arezzo. Ora filo-guelfa, ora filoghibellina, subì
alternativamente la sovranità dei due grandi poteri, con brevi
intervalli di libertà.
Dopo la lunga sovranità di Federico II, la città si lega
a Firenze e torna definitivamente allo Stato Ecclesiastico, pur con
ulteriori momenti di sopravvento ghibellino, con alcune terre altotiberine
ancora in mano longobarda e con ulteriore ampliamento della diocesi.
Dal 1257 al 1283 la città (denominata sin dal 1230 definitivamente
Civitas Castelli) inizia l’espansione edilizia accrescendo da
quattro a dieci il numero delle Porte (Capitananze) corrispondenti alle
rispettive divisioni del territorio. Per i primi decenni del XIII secolo
ci costituisce una fase consolare-potestarile. Lo Statuto comunale del
1261 è volto a conferire ampi poteri al Capitano del Popolo (eletto
dal Consiglio Generale) a scapito di quello del podestà. Liberati
i servi della gleba nel 1270, tre anni dopo la città si dà
un nuovo statuto con nuovi organismi di governo.
Nel 1323/1325 la città cade sotto la signoria dei Tarlati di
Pietramala, ghibellini aretini, mentre la signoria dei Malatesta riminesi
si estendeva sino a Borgo San Sepolcro. S’accentua in questo periodo
l’ingerenza nella politica tifernate di Firenze i cui Signori
sono parenti dei Malatesta e amici/tutori dei Pietramala da cui i Tifernati
si liberano con l’insurrezione del 1334.
La crescente potenza raggiunta porta Civitas Castelli anche ad un rilevante
sviluppo economico che costituisce il presupposto per la notevole importanza
che contrassegnerà la città per l’intero periodo
medievale e soprattutto per tutto il Rinascimento.
Con lo Statuto del 1336 la città viene affidata a otto priori,
verso la metà del ‘300 compare la figura del vicario (nominato
dal commissario pontificio), nel 1371 viene istituito il consiglio degli
“otto di balìa”. Tra le 56 corporazioni di Arti e
Mestieri (quali Coltriciai, Sartori, Calzolari e Conciatori, Tintori,
Pellicciai, Guardaioli e Bambagiai, Cimatori), governate da speciali
statuti, attive nel territorio, da notare in particolare la floridezza
raggiunta da quella dei Lanaioli; la fioritura di botteghe per la lavorazione
delle stoffe e dei panni attrae mercanti da Firenze, favorita dai buoni
rapporti con la città medicea. Sin dalla fine del ‘200
la stessa famiglia Vitelli, destinata a divenire la Signoria locale
si afferma come famiglia di rango che esercita la mercatura.
L’Università dei Lanari assurse a tale prestigio che il
Comune gli concesse l’ospedale di San Giacomo situato nella via
che ha mantenuto l’antica denominazione.
Ma sono attivi, oltre ai notari e dottori in legge riuniti nel loro
Collegio, anche falegnami, fabbri, vasari, scalpellini, molinari, orefici,
fornaciai, barbieri, ortolani e boscaioli, cappellari, ferrari, mentre
nel contado l’economia curtense viene sostituita dalla mezzadria.
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